La valutazione dei rischi non può prescindere dalle caratteristiche delle persone che svolgono concretamente le attività lavorative. Anche le differenze di genere assumono quindi un ruolo importante nella costruzione di una prevenzione realmente efficace.
Il tema sarà al centro del convegno “La sicurezza di genere, dalla medicina di genere alla sicurezza di genere”, in programma a Napoli il 22 settembre 2026, presso la sede dell’ACEN – Associazione Costruttori Edili della Provincia di Napoli.
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Italiana per la Prevenzione e Protezione (A.I.P.&P.), in collaborazione con ACEN e INAIL Campania, riunirà rappresentanti istituzionali, professionisti ed esperti della prevenzione per approfondire il rapporto tra differenze di genere, salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Dalla medicina di genere alla prevenzione nei luoghi di lavoro
L’approccio alla salute e sicurezza in ottica di genere parte da un principio fondamentale: lavoratrici e lavoratori possono presentare caratteristiche, condizioni di esposizione e modalità di interazione con l’ambiente di lavoro differenti.
Non si tratta, quindi, semplicemente di distinguere i rischi tra uomini e donne, ma di verificare se organizzazione, mansioni, attrezzature, ambienti e misure preventive siano adeguatamente valutati rispetto alle persone effettivamente esposte.
Proprio per questo il programma del convegno prevede due differenti sessioni, una medico-sanitaria e una tecnico-aziendale, affrontando il tema da prospettive complementari.
Particolare interesse riveste l’intervento dedicato alla valutazione dei rischi in ottica di genere, affidato a Rossella Continisio, professionista della Consulenza tecnica salute e sicurezza di INAIL Campania.
Quali conseguenze per la valutazione dei rischi?
Per aziende, enti pubblici, datori di lavoro, RSPP e professionisti della sicurezza, il tema ha una ricaduta molto concreta: la necessità di considerare le differenze che possono incidere sull’esposizione ai rischi e sull’efficacia delle misure di prevenzione adottate.
L’approccio può interessare, ad esempio, l’ergonomia delle postazioni, la movimentazione manuale dei carichi, l’utilizzo delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuale, l’organizzazione dei turni, i rischi psicosociali e organizzativi, nonché particolari condizioni di vulnerabilità.
La stessa INAIL ha dedicato specifici approfondimenti tecnici alla valutazione dei rischi in ottica di genere, evidenziando l’opportunità di integrare questa prospettiva all’interno del processo di valutazione e, conseguentemente, del Documento di Valutazione dei Rischi.
Un DVR sempre meno “standard”
L’evoluzione della prevenzione conduce quindi verso un modello di valutazione sempre meno standardizzato e maggiormente aderente alla realtà dell’organizzazione.
Il DVR non dovrebbe essere considerato un documento statico o meramente formale, ma il risultato di un processo che parte dall’osservazione concreta delle attività lavorative, delle mansioni, degli ambienti e delle caratteristiche della popolazione aziendale.
Integrare correttamente le differenze di genere nella valutazione significa, in questa prospettiva, migliorare la capacità dell’organizzazione di individuare condizioni di rischio che una valutazione eccessivamente generalizzata potrebbe non evidenziare.
È un ulteriore passaggio verso una prevenzione costruita sulla persona, capace di coniugare gli obblighi normativi con una gestione sostanziale e realmente efficace della salute e sicurezza sul lavoro.
Fonte: INAIL – “A Napoli il convegno ‘La sicurezza di genere’”, pubblicazione del 18 settembre 2026.